I Diari di Portanapoli

31 gennaio 2009

Partenopei, ovvero Napoletani

Autore: Portanapoli — Archiviato in: Cultura e tradizioni, Luoghi, Storia — Tag:, , , — Ora: 00:53

Castel dellOvo

Castel dell'Ovo, Napoli

Spesso i cittadini di Napoli vengono chiamati anche Partenopei.

Il motivo è da ricondurre all’antico mito di Partenope, una delle sirene che tentarono di ammaliare Ulisse col proprio canto: sconfitta dall’ingegnoso trucco dell’eroe omerico, la sirena si lasciò vagare in mare, sino ad approdare esausta sull’isolotto di Megaride (dove ora sorge il Castel dell’Ovo). Lì i primi greci, che giunsero nel golfo tra il IX e VII sec. a. C. , fondarono un insediamento abitato in onore della sirena Partenope, che ne assunse così il nome.
Con gli anni il villaggio Partenope si sviluppò espandendosi verso la collina di Pizzofalcone, proprio difronte all’isolotto di Megaride. Si pensò così di fondare un nuovo insediamento, più verso l’entroterra, dove la città si sarebbe potuta espandere al meglio. Fu così che nell’area dell’attuale centro storico fu fondata Neapolis (= città nuova, dal greco) , mentre il vecchio villaggio fu chiamato Palepolis (= città vecchia).

Approfondimenti:

30 gennaio 2009

La spiaggia di Meta di Sorrento

Autore: Portanapoli — Archiviato in: Fotografie, Luoghi, Viaggi e vacanze — Tag:, , — Ora: 12:56

Feci questa foto oltre un decennio fa, usando una compattina a pellicola. La passai poi sul PC sette-otto anni fa, usando un vecchio scanner con porta SCSI.
L’ho rivista qualche giorno fa mentre catalogavo le ultime foto scaricate dalla mia attuale reflex digitale da 12 Megapixel.

Ed ora, mentre rileggo il testo di questo post, parole come rullino, pellicola, SCSI mi suonano strane, come appartenenti ad un’altra epoca, ad un altro secolo… appunto!

Barche sulla spiaggia di Meta di Sorrento

Barche sulla spiaggia di Meta di Sorrento

Il delicato ribelle

Autore: massim — Archiviato in: Storia — Tag:, , , , — Ora: 09:18

Vita e leggenda di “Ciccio” Cacozza, capopopolo pacifista nella Napoli post-unitaria

Trattandosi di anarchici, 
è bene che le loro storie
sopravvivano all’indifferenza
degli storiografi.
(Massimo Novelli, “Cavalieri del nulla”)

A coloro che si trovavano ad assistere alla seduta del 6 maggio 1923, nell’aula di Montecitorio, difficilmente sarà sfuggita la presenza sulle tribune di un uomo vestito in abito religioso, attento uditore della farsa che, com’era ormai divenuta consuetudine, avrebbe portato all’approvazione dell’ennesimo Regio Decreto del neonato regime fascista. Deputati per lo più, schiacciati sui banchi da un consenso imposto a suon di manganello dopo la Marcia su Roma, complici, o annoiate comparse di un potere monarchico indifferente. Fu in questo squallido scenario che, alzatosi dalla silente tribuna, il sacerdote sparpagliò per l’aula decine di fogli di carta. Erano volantini antifascisti.
Possiamo immaginarci corpulente guardie affrettarsi a bloccarlo, preparandosi per un conflitto a fuoco che non avverrà mai. L’uomo infatti, dopo aver lanciato per aria gli ultimi fogli si era rimesso disciplinatamente a sedere, attendendo con le mani alzate che i gendarmi lo portassero via, strattonandolo in malo modo. La scena si era svolta sotto gli occhi dei gerarchi, increduli per quell’affronto così plateale e sfacciato che, fino ad allora, non si era mai visto. L’incredulità si tramutò ben presto in ilarità, alla notizia che quell’uomo travestito da prete era in realtà Francesco Cacozza, classe 1857, capopopolo napoletano di inclinazione libertaria, non nuovo a singolari proteste non violente.
Erano anni ormai, infatti, che nelle grigie stanze del Casellario Politico Centrale giungevano da Napoli rapporti e segnalazioni a carico di questo ex capostazione, che in gioventù aveva rinunciato ad una brillante carriera nelle Ferrovie per abbracciare la causa anarchica, interpretandola in un modo tutto suo. La precisazione è d’obbligo, vista la straordinaria singolarità della figura di “Ciccio” Cacozza, un pacifista solitario e tenace fino all’inverosimile, tanto da indurre i suoi contemporanei a deriderlo come un ribelle da operetta, nemmeno che la dignità di oppositore si potesse appuntare al petto solamente di chi decideva di imbracciare un fucile. Tuttavia, all’epoca dei fatti, ciò era in qualche maniera addirittura comprensibile. Troppi anni separavano ancora Francesco Cacozza dal rivoluzionario concetto di lotta gandhiano, così che agli occhi dei più, la sua “delicata” ribellione ai governi risultava inadeguata, quasi ridicola.
Non così dovevano pensarla di lui nella sua Napoli, ed in special modo gli abitanti del Vasto o di Santa Lucia, di cui nel 1885 prese le parti, all’indomani dello “sventramento” del centro storico voluto dal governo Depretis per ripulire quei malsani quartieri plebei. Parteggiava suo modo, sciorinando tra i vicoli argomentati discorsi a favore del diritto alla casa e contro il caro pigioni che lo resero molto amato dal popolo e molto odiato dal governo.
Iniziò in questo modo per il giovane “Ciccio” un continuo entrare e uscire dalle peggiori gattabuie del Regno. Si faceva arrestare senza opporre reazione e scontava le pene con santa pazienza, per poi tornare testardamente a professare il suo pensiero alle folle, una volta rimesso in libertà. Vicoli e strade all’ombra del Vesuvio venivano così nuovamente trasformati in palcoscenico per le arringhe dell’inguaribile idealista Cacozza. “Scetateve guagliò”, sembrava voler dire dallo scanno di piazza Principe Umberto, su cui salì nel 1914 per protestare contro il governo Salandra. Ed il suo linguaggio suadente faceva breccia tra le mura dei bassi e delle dimore più umili, dove era ancora forte il trauma per la precipitosa unificazione alla casata Savoia, con il collasso improvviso che aveva portato l’antica capitale borbonica ad assoggettarsi ai capricci di una monarchia insensibile e distante, prima ancora che alle aberrazioni di una asfissiante dittatura. Un malessere cresciuto in special modo negli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento, e che aveva portato non di rado ad interpretare l’utopia libertaria come risposta violenta alle prevaricazioni dei potenti. Ne è un celebre caso l’attentato fallito di Giovanni Passannante a re Umberto I, compiuto proprio a Napoli nel 1878.
Ma non era di certo questo il pensiero in cui si riconosceva il pacifico Cacozza, il quale invece di arrovellarsi nell’escogitare arditi attentati dinamitardi, preferiva impugnare penna e calamaio per scrivere lettere di protesta al giornale Roma, in cui si scagliava contro i metodi barbari e vigliacchi di chi fa di tutto per impedirmi di tirare innanzi onestamente la vita. Tutta colpa, a dirla come il buon “Ciccio”, “della sbirraglia” che non voleva saperne di lasciare in pace i cittadini che “hanno il torto di non avere una mente molto ortodossa”.
Cacozza lasciò alle righe il compito di trasmettere tutta la sua indignazione anche quando gli capitò di essere svegliato dalla polizia del Re, mentre dormiva tranquillamente in una casetta di Resina. Perquisito accuratamente, senza che venisse trovato in suo possesso nulla di offensivo, egli appuntò parole colme di sdegno per l’arroganza con la quale i “lor signori” avevano maleducatamente interrotto il suo sonno, senza nemmeno sentirsi in dovere di rivolgergli infine le dovute scuse.
La fama di brav’uomo di “Ciccio” Cacozza, diffusasi negli ambienti napoletani, fece sì che, con il moltiplicarsi dei sui comizi, la polizia locale cominciasse a chiudere un occhio, evitando quando possibile di dover incarcerare ogni volta quell’anarchico tutto sommato inoffensivo che, si vociferava, fosse anche un po’ matto. Lontano da Napoli invece, gli toccò una sorte ben diversa. In seguito alla condanna per il lancio di volantini a Montecitorio, venne nuovamente incarcerato. Solo l’amnistia gli scansò la tremenda pena di rimanere segregato in una cella fino alla morte, così com’era già toccato all’istintivo Passannante. Ormai considerato un mezzo svitato e rilasciato con la promessa di non ripetere mai più azioni lesive della stabilità e del buon nome del regime mussoliniano, “Ciccio” tornò a vivere nella sua Napoli, dove intraprese il mestiere di giornalaio.
Il mondo esteriore sta ormai travolgendomi, ma io non me ne andrò senza un ultimo gesto di ribellione”, scriveva proprio in quegli anni Renzo Navatore, un altro noto alfiere del pensiero libertario, e così anche per Francesco Cacozza l’inevitabile saluto al mondo terreno coincise con la voglia di ribadire quanto sognato per tutta una vita. Nell’ultimo dei suoi volantini espresse con indomita fermezza il supremo desiderio di libertà che appartiene ad ogni essere umano, condito con il principio bakuniano di autodeterminazione dei popoli.
Più semplicemente, è stata l’instancabile predicazione alla fratellanza la sfumatura più straordinaria nel pensiero di questo dimenticato ed incredibile personaggio. Un ideale ribadito inutilmente fino alla morte in povertà dentro un ospizio, così come pareva essere crudele consuetudine per molte menti illuminate di quegli anni. Un’epoca sorda, dove l’arroganza dei sistemi totalitari si affacciava prepotentemente verso il culmine della sua più tragica degenerazione: le guerre, le leggi razziali, la Shoah.
Oggi, provando a mettere a fuoco la sua storia tra le nebbie del tempo, non possiamo non domandarci quale avvenire diverso ci sarebbe stato, quante lacrime si sarebbero potute risparmiare, se si fosse capito in tempo che la vera follia stava tutta da un’altra parte?
Sarebbe bastato dare il giusto peso alle parole pronunciate con entusiasmo, senza menzogna, da quel delicato ribelle.

Sorrento

Autore: Ennebì — Archiviato in: Fotografie, Luoghi, Viaggi e vacanze — Tag:, — Ora: 07:59

Sorrento

C’è una bellezza in certi luoghi del nostro paese che sembra irreale, sovrannaturale, fissa nel tempo.
Si tratta di luoghi magici, dove la natura è uno scenario perfetto per sognare, rilassarsi, trarre ispirazione.
Sorrento è uno di questi luoghi. Da sempre artisti e poeti ne hanno subito il fascino, testimoniando nelle loro opere le suggestioni che ne avevano ricevuto. Ho fatto qualche ricerca e ho scoperto che per esempio tanti versi antichi e moderni sono stati dedicati alla città di Sorrento che diede i natali all’inquieto poeta Torquato Tasso.
Anche io ho sempre subito il fascino di questo luogo, ogni volta in modo diverso. Ho perfino, tempo fa, trascorso il primo giorno dell’anno in una Sorrento insolita, deserta, fredda e nebbiosa, ma pur sempre bella.
Ero con un gruppo di amici incappucciati e assonnati. La foto scattata quel giorno non è la stessa che ho messo qui. Ma il luogo, lo scorcio è lo stesso. Per rendere l’idea, poi ho invecchiato un po’ la foto.
Ecco, questa old Sorrento è la Sorrento nei miei ricordi.

Sorrento

Sorrento

29 gennaio 2009

Vesuvio

Autore: Francesca — Archiviato in: Fotografie, Luoghi — Tag:, — Ora: 17:07

Visto così il monte Vesuvio appare calmo e quieto;  mai si penserebbe che è invece un vulcano esplosivo attivo…(in stato di quiescenza per fortuna) che domina la città di  Napoli

Vesuvio, Napoli.

Vesuvio, Napoli.

Le luci di Partenope

Autore: massim — Archiviato in: Fotografie, Luoghi — Tag:, , — Ora: 14:16

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Panorama notturno di Napoli dalla Certosa di San Martino.

[ foto by Massim.- Photoblues ]

28 gennaio 2009

Krupp e la cultura tedesca a Capri

Autore: Portanapoli — Archiviato in: Cultura e tradizioni, Eventi, Luoghi — Tag:, , , — Ora: 07:53

Continua a Capri la rassegna dedicata a Friedrich Alfred Krupp, il magnate tedesco innamorato dell’isola dove era solito trascorrere i mesi invernali.

La rassegna si concluderà il 30 aprile 2009.

Ecco i prossimi eventi:

Marzo 2009 - Conferenza “L’ingegno di Emilio Mayer”
Intitolazione slargo Centro Artigianato all’Ing. Emilio Mayer

3 aprile 2009 – ore 10.30
Conferenza : “Gli abitanti del mare da Krupp ad oggi “ per le scuole
a cura della Stazione Zoologica di Napoli
Centro Congressi Capri

4-25 aprile 2009
Mostra e conferenza “Scienziati tedeschi a Capri tra fine ‘800 ed inizio ‘900”
Sale del Centro Caprense I.Cerio

30 aprile 2009
ore 10.00 - Cerimonia di chiusura eventi
Scoprimento della lapide in memoria di A.F. Krupp
Atrio del Palazzo Municipale
ore 11,30 - Lancio nello specchio d’acqua prospiciente via Krupp, nella baia di Marina Piccola di una corona a ricordo di A.F. Krupp e dei protagonisti della cultura tedesca a Capri.

27 gennaio 2009

La genovese - la ricetta e l’origine del nome

La genovese: inizio della cottura

La genovese: inizio della cottura

Tutti a Napoli conoscono la genovese che, insieme al ragù, è uno dei pilastri della cucina partenopea, malgrado il suo nome faccia intendere ben altro.

Ho fatto un pò di ricerche, anche su vecchi testi, per risalire alle origini del nome della salsa genovese alla napoletana; ma come spesso accade in questi casi, è difficile trovare una sola versione. La più accreditata fonte fa risalire il nome ad alcune osterie insediatesi nell’area del porto di Napoli nel periodo aragonese, gestite da cuochi provenienti da Genova, i quali erano soliti cucinare la carne in un sol pezzo in modo da ricavarne una salsa utile poi per condire la pasta (altre ipotesi le trovate nel link sottostante).

Per la ricetta della genovese, preparatevi a tagliare tante, ma tante cipolle. In genere per un chilo di carne ci vogliono un chilo e mezzo di cipolle, ma c’è anche chi ne mette due. Oltre alla cipolla, si aggiunge una carota e del sedano.
Il tutto poi si insaporisce con pezzetti di salame e prosciutto, la parte finale dei salumi, detto resto di bancone, costano poco, ma danno un gusto particolare alla carne. Pare che proprio questi salumi (insieme al lardo) siano stati aggiunti dai napoletani alla ricetta base dei genovesi.

Con questa salsa a Napoli siamo soliti condire i maccheroni della Zita o i mezzani, ma in mancanza di questi vanno bene anche altre paste corte che tengano la cottura.

L’intera storia della genovese alla napoletana, la ricetta ed altri consigli sulla preparazione li trovate a questa pagina:
La ricetta della genovese

26 gennaio 2009

Isolotti della Gaiola

Autore: Francesca — Archiviato in: Fotografie, Luoghi, Viaggi e vacanze — Tag:, , , — Ora: 17:45

E’ stata una vera sorpresa visitare gli isolotti della Gaiola, poco conosciuti ma bellissimi che possono essere ammirati da Capo di Posillipo a Napoli.

Ecco una delle foto che ho scattato:

Isolotti della Gaiola. Posillipo, Napoli

Isolotti della Gaiola. Posillipo, Napoli

Ed ecco una vista dall’alto del posto attraverso le mappe satellitari di google:

Immagine dal satellite (google maps)

La leggenda di Positano e della Madonna Assunta

La chiesa di Santa Maria Assunta

La chiesa di Santa Maria Assunta

Il nome Positano ha un’origine affascinante legata alla leggenda della Madonna Assunta.

Si narra che nel medioevo un veliero che navigava lungo la costa si fosse fermato a causa di una improvvisa bonaccia proprio di fronte alla spiaggia di Positano. I marinai tentarono con tutta la loro esperienza di far ripartire la nave, ma i loro sforzi risultarono vani a causa della mancanza di vento. A quel punto udirono una voce proveniente  da un’icona bizantina della Madonna Assunta che trasportavano a bordo e che diceva “posa, posa, posa,…”, cioè fermati in quel posto (da cui il nome) . Il capitano interpretò il miracolo come la manifestazione della volontà della Madonna di restare in quelle terre ed ordinò ai suoi uomini di fermarsi; subito dopo il vento tornò a soffiare e così poterono dirigersi verso la spiaggia di Positano. Lí consegnarono l’icona ai Positanesi, che accolsero il dono con grande gioia edificando una chiesa nei pressi della spiaggia, nel punto in cui l’icona della Madonna Assunta si era prodigiosamente spostata da sola nel cuore della notte.

A questi link trovate la storia completa ed altre informazioni sulla chiesa:

25 gennaio 2009

La Candelora

La Candelora è, tra le feste religiose italiane, una delle più antiche e ricche di tradizione e conosce in ogni regione aspetti tipici legati alle usanze, alla cultura ed alla cucina del posto.

La festa della Candelora è celebrata dalla Chiesa Cattolica il 2 febbraio per commemorare la Presentazione del Signore al tempio di Gerusalemme; inoltre la ricorrenza celebra anche il rito di Purificazione di Maria, che la Vergine aveva eseguito 40 giorni dopo la nascita di Gesù, in conformità con la legge ebraica secondo cui una donna era considerata impura dopo la nascita di un figlio maschio. Il nome candelora è invece il termine popolare attribuito dai fedeli alla festa, perchè in questo giorno si benedicono le candele.

Col tempo la ricorrenza, vista anche la sua particolare collocazione nel candelario, soprattutto nelle regioni meridionali ha assunto una valenza anche meteorologica per interpretare l’andamento climatico della stagione e ricavare indicazioni circa la fine dell’inverno, come alcuni provervi, noti oramai solo ai più anziani, ricordano: “Cannelora , ’state dinto , vierno fora”.

In penisola sorrentina la ricorrenza ricade a poca distanza dalle feste di alcuni importanti santi patroni e grandi festeggiamenti si celebrano il 14 febbraio quando la terra comincia a risvegliarsi dal torpore invernale. Un proverbio in penisola, che ricorda tali santi, recita “San Biase o sole pe case / San Catiello ‘o sole ‘o Castiello / Sant’Antonino ‘o sole pe marine”.
Sempre nelle regioni costiere, si è soliti accendere i ceri benedetti in caso di tempeste di mare o se si attende il ritorno di qualcuno uscito con l’imbarcazione durante l’intemperia.
In Campania il ricordo culinario del 2 febbraio e’ legato al migliaccio dolce.

Per approfondire:

24 gennaio 2009

Fabula Vergiliana - Racconti emozionali serali

Autore: Portanapoli — Archiviato in: Cultura e tradizioni, Eventi — Tag:, , , — Ora: 09:01

Nella suggestiva scenografia dell’area archeologica del complesso monumentale della Chiesa di San Lorenzo Maggiore a Napoli, i narratori dell’arte dell’associazione “Mani e Vulcani“, raccontano le vicende di Virgilio poeta, ma anche mago, come tante leggende napoletane lo ricordano.
I narratori, illuminati da fiaccole e lanterne, guidano il pubblico in un viaggio immaginario nel tempo, accompagnandoli  nell’area ipogea, a circa sette metri sotto il piano di calpestio della chiesa, negli ambienti dell’antico mercato romano.
Il filo conduttore delle storie è il manoscritto anonimo “Cronaca di Partenope” del 1300, conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli, che riporta le fantastiche vicende napoletane del poeta latino.

Le rappresentazioni si svolgono nel fine settimana, solitamente in due turni serali. La prenotazione è obbligatoria. Maggiori informazioni e prenotazioni:

23 gennaio 2009

Prosegue il restauro della “Borbonica sotterranea”

Nell’Ottocento i Borboni fecero costruire una galleria sotterranea collegante Piazza del Plebiscito con la zona di Chiaia, per essere usata sia come via di fuga verso il mare dei Re residenti a Palazzo Reale sia per consentire un rapido accesso dei militari in difesa della residenza reale.
Nel Novencento il tunnel fu abbandonato, per essere poi usato soltanto come rifugio antiaereo nel corso della seconda guerra mondiale o deposito di auto nella seconda metà del secolo.

Nel marzo 2005 un gruppo di speleologi guidato dal Dr. Geol. Gianluca Minin, che è impegnato da diversi anni in attività di verifiche statiche e lavori di messa in sicurezza delle cavità presenti nel sottosuolo di Napoli, entrò nel Tunnel Borbonico per realizzare alcuni rilievi; il Tunnel si presentava all’epoca in uno stato di totale degrado ed abbandono, invaso da centinaia di metri cubi di detriti e rifiuti legati ai lavori di scavo del LTR e a sversamenti abusivi. I rilievi consentirono di ammirare la bellezza di un’opera civile da anni dimenticata e portarono, al contempo, alla scoperta di diverse cavità non censite ubicate in aree limitrofe al Tunnel migliorando la conoscenza del sottosuolo dell’area di Monte Echia.

Il dottor Minin ideava così il progetto “Borbonica Sotterranea”: a partire da quel periodo il gruppo di speleologi ha contribuito a migliorare lo stato del Tunnel ripulendo numerosi ambienti ed illuminandolo fino a consentire una facile e gradevole passeggiata. Interventi specifici sono stati dedicati al rifacimento delle mura borboniche,  al recupero di alcune auto d’epoca ritrovate nelle cave ed all’illuminazione scenografica delle gallerie scavate nel tufo.

I lavori proseguono e si conta di aprire al pubblico quanto prima la “Borbonica sotterranea” .

Di seguito un video della Raitre regionale dedicato all’argomento:

Altre informazioni utili:

22 gennaio 2009

Riccardo Muti al teatro San Carlo

Autore: Portanapoli — Archiviato in: Eventi — Tag:, , — Ora: 11:21

Il maestro Riccardo Muti, dopo una lunga assenza, ritorna al teatro San Carlo di Napoli, nella sua città natale, dove il 7 febbraio 2009 dirigerà un concerto alla presenza del Presidente della Repubblica.

L’evento musicale celebra la riapertura del San Carlo con una sala del Teatro completamente ristrutturata e restituita all’antica lucentezza.
La prima prova generale sarà aperta agli studenti del Conservatorio di Napoli, dove Riccardo Muti ha studiato da giovane.

In programma musiche di Wolfgang Amadeus Mozart, Niccolò Jommelli e Giuseppe Verdi.

Per maggiori informazioni:
http://www.teatrosancarlo.it

21 gennaio 2009

La maschera di Pulcinella

Autore: Francesca — Archiviato in: Arte, Cultura e tradizioni — Tag:, — Ora: 14:40

Sono lieta di inaugurare I diari di Portanapoli con una personale interpretazione di Pulcinella, la maschera guida di Portanapoli che ho disegnato in numerosi articoli per il sito. Lo stile di questi disegni è veloce ed immediato i colori son forti, dato dall’uso dei pennarelli; la mia immaginazione ha reso Pulcinella una persona vera, non più maschera, ma un personaggio che vive ed illustra le pagine di Portanapoli.

testi ed immagini di Francesca Buommino

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testi ed immagini di Francesca Buommino

testi ed immagini di Francesca Buommino

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