
Macchia Mediterranea

Costa cilentana

Costa cilentana, con torre caratteristica
Oggi 3 foto scattate durante un’escursione nel Cilento, una terra tutta da scoprire con scorci panoramici e profumi della Macchia Mediterranea.

Macchia Mediterranea

Costa cilentana

Costa cilentana, con torre caratteristica
Oggi 3 foto scattate durante un’escursione nel Cilento, una terra tutta da scoprire con scorci panoramici e profumi della Macchia Mediterranea.

Bacoli. Porto

Bacoli. Particolare scogliera

Vico Equense. Costa
La meravigliosa costa di Vico Equense, lungo la penisola sorrentina, regala scorci suggestivi per foto dal mare limpido e cristallino…

Torre Annunziata, porto.
Una foto del porto di torre Annunziata situato nel golfo di Napoli, sullo sfondo la città di Torre Annunziata.

Fetta di casatiello rustico
Uno dei simboli della cucina di Pasqua in Campania è senza dubbio il casatiello.
Esso ha la forma di una ciambella, può essere dolce o salato (rustico), ed è caratterizzato esteticamente da uova crude con il loro guscio che si mettono a mò di decorazione sopra l’impasto prima di essere infornato. Le uova vengono fissate alla ciambella da due striscioline di pasta incrociate.
Il casatiello rustico altro non è che il tortano napoletano imbottito decorato con le uova crude così come spiegato sopra.
Spesso invece di fare un tortano imbottito, si può preparare un tortano semplice con sugna, parmigiano e romano e decorarlo sempre con le uova.
Per il casatiello dolce, invece, si fa un impasto simile a quello delle brioche (uova, farina, latte, burro o strutto, zucchero), impiegando gli ingrediendi in fasi diverse, in quanto la lievitazione dura molte ore.
Per approfondire:
Si è aperta il 29 Marzo al Museo Pignatelli e durerà fino al 5 Luglio 2009 la mostra su Vincenzo Gemito, il grande scultore napoletano che a cavallo tra l’Ottocento ed il Novecento fu uno dei più apprezzati intepreti della scultura europea.
La mostra ospiterà circa 200 lavori del maestro Gemito, dalle terraccotti giovanili ai memorabili bronzi che lo hanno reso celebre. Esposti anche circa 80 disegni realizzati a penna, matita, carboncino ed altre tecniche.
La mostra fa parte del ciclo delle grandi mostre della primavera in Campania.
Per maggiori informazioni:
Ultimo giorno di questo pazzo marzo. Le prime rondini annunciano una Primavera che quest’anno tarda a venire anche nella città del sole. Sembra che la pioggia ormai sia più consueta del cielo azzurro che da sempre fa da sfondo a Partenope. La meteoropatia è una componente dell’anima di molti napoletani, forse perché le belle giornate sono sempre state la scenografia più frequente a Napoli, tanto che perfino in poesia e nell’antica saggezza popolare giorni piovosi e bizzarri lasciano il segno.
Come in questo proverbio: ‘o friddo nasce, pasce e more.
A Napoli in genere il freddo intenso dura poco, per cui è come se in soli tre giorni nascesse, crescesse e morisse.
O anche nel più caretteristico: quanno ‘o Vesuvio tene ‘cappa, si nun chiove ogge, dimane nun scappa.
Vale a dire quando le nuvole si addensano intorno alla cima del Vesuvio è quasi sicuro che se non in serata, l’indomani piova.
E ancora: si marzo ‘ngrogna, te fa zumpà’ l’ogne.
Cioè se a marzo fa freddo ti fa perfino saltare le unghie.
E per sorridere:
L’acqua sta ‘nterra
per indicare che la pioggia è in arrivo.
La lista sarebbe lunga ad indicare quanto l’attenzione meteorologica sia un fatto serio per l’antico popolo napoletano, spesso impegnato nella cura dei frutti della terra.
Concludo riportando i versi celebri del più meteoropatico dei poeti napoletani: Salvatore di Giacomo, con la sua
Marzo
Marzo: nu poco chiove
e n’ato ppoco stracqua
torna a chiovere, schiove,
ride ‘o sole cu ll’acqua.
Mo nu cielo celeste,
mo n’aria cupa e nera,
mo d’’o vierno ‘e tempesta,
mo n’aria ‘e Primmavera.
N’ auciello freddigliuso
aspetta ch’esce ‘o sole,
ncopp’’o tturreno nfuso
suspireno ‘e vviole.
Catarì!…Che buo’ cchiù?
Ntiénneme, core mio!
Marzo, tu ‘o ssaie, si’ tu,
e st’ auciello songo io.
Per approfondire:
Cerasa (s.f.) = Ciliegia
Il termine si riscontra in molti dialetti del centrosud e deriva dal greco antico κέρασος = ciliegia, pronunciato “cherasoi”, da cui deriva anche il termine latino cerasum.
E’ una parola che incontriamo spesso nella poesia napoletana e nella canzone napoletana.
Ad esempio nel famoso testo de ‘E spingule francese di Di Giacomo – De Leva:
[…]
E tene ‘a faccia
comme ffronne ‘e rosa
e tene ‘a vocca
comm’a na cerasa
[…]
Oppure in ‘A pizza resa celebre da Aurelio Fierro:
Io te ‘ncuntraje:
na vocca rossa comm’a na cerasa,
na pelle prufumata ‘e fronne ‘e rose….
io te ‘ncuntraje…
[…]
Più volte il destino di Capri ha incrociato quello di personaggi tedeschi.
Già abbiamo parlato qualche tempo fa del magnate Krupp e la cultura tedesca a Capri.
Anche la Grotta Azzurra deve in qualche modo la celebrità, almeno quella iniziale, a dei turisti tedeschi: la grotta era già nota da tempo agli abitanti dell’isola, ma nel 1826 il pescatore Angelo Ferraro vi accompagnò per primo due tedeschi che dimoravano sull’isola, lo scrittore August Kopisch ed il pittore Maler Ernst Fries.
Il pescatore Ferraro stimolato dalla voglia tutta romantica dei due tedeschi di conoscere bellezze naturalistiche inesplorate aveva colto le “possibilita turistiche” della grotta e, infatti, al ritorno in Germania Kopisch pubblicò uno scritto (August Kopisch: Beschreibung der Insel Capri – Wiederentdeckung der Blauen Grotte 1826, vedi link sotto) dove descrisse in dettaglio le meraviglie della grotta, rendendola così famosa.
Dallo scritto di Kopisch:
Das angenehme Gefühl von einem Phänomen so außerordentlicher Schönheit überrascht worden zu sein, wo ich nur alte Trümmer vermutet, ward dadurch bis zum Überreiz erhöht, daß das zauberisch flammende Blau des Wassers in der Grotte für mich damals ein unerklärbares Rätsel geblieben war.
(La piacevole sensazione di essere sorpreso da un fenomeno di tale straordinaria bellezza, laddove mi aspettavo soltanto vecchie macerie, risultò essere così intensa, che quel magico fiammante azzurro dell’acqua della grotta rimase per me in quel momento un mistero inspiegabile.)
Per approfondire il tema:
Il golfo di Pozzuoli, Napoli ed il Vesuvio visti da Monte di Procida:

Panorama da Monte di Procida
Costiera amalfitana
Le vacanze di Pasqua in Costiera Amalfitana sono ormai un classico del turismo campano. Località come Amalfi, Positano, Praiano, Ravello si riempiono di visitatori italiani e stranieri, aprendo così la stagione turistica.
Il visitatore potrà partecipare ai riti della Settimana Santa, conoscendo le tradizioni della Costa d’Amalfi. Soprattutto nella vicina Penisola Sorrentina potrá assistere alle coinvolgenti processioni del venerdì santo. Il clima mite primaverile inoltre consentirà di fare escursioni in barca, passeggiate nei borghi costieri e godere dei primi bagni di sole. Inoltre sarà possibile esplorare i sentieri dei Monti Lattari che offrono viste mozzafiato sul mare.
Albergatori ed operatori turistici attirano i visitatori di Pasqua con promozioni, pacchetti viaggi ed offerte speciali per brevi vacanze in hotels, bed and breakfast e case vacanze. Per conoscere queste offerte:
Ecco una bella foto di Acciaroli, nel Cilento, che ci ha appena inviato Francesca:

Acciaroli, Cilento
Nel corso dei cinque week-end del Maggio dei Monumenti 2009, dal 1 maggio al 2 giugno, sono state previste cinque visite guidate lungo particolari itinerari che aiutano a (ri)scoprire il cuore di Napoli.
Ecco i percorsi delle visite guidate:
Per maggiori informazioni:
Le altre notizie sul Maggio dei Monumenti:
La Settimana Santa napoletana è scandita da una serie di eventi religiosi legati ai riti ed alla liturgia della Pasqua, pressappoco come in tutta Italia: si parte dai rametti d’ulivo della Domenica delle Palme, seguono poi lo struscio ed i sepolcri al giovedì, le processioni del venerdì, fino allo sciogliersi della Gloria (il suono di campane che annuncia la Resurrezione) alla Domenica di Pasqua.
Nel Golfo di Napoli inoltre, chi è ancora legato alla tradizione, accompagna la settimana santa anche con una serie di riti gastronomici che scandiscono il ritmo delle giornate, fino alla preparazione del menù pasquale ed alla gita della pasquetta.
Riporto di qui di seguito la tradizione nella mia famiglia.
Sarebbe bello conoscere anche la “tradizione gastronomica pasquale” di chi legge, non solo in Campania, ma anche nella altre regioni d’Italia; vi invito a scriverle qui sotto nei commenti.